La Comunicazione che fa Bene ha bisogno di un Codice Etico?

Filantropia, CSR e  purposeful communication hanno in comune almeno un obiettivo: Fare Bene ai consumatori cui, direttamente o inderettamente, si rivolgono. Ma è sempre così? attraverso l’analisi delle strategie di comunicazione che hanno adottato recentemente la Pordue Pharma e la British Petroleum  cerchiamo di capire se esiste un limite virtuale oltre il quale non solo le campagne ‘purposeful‘ (guidate da uno scopo sociale e/o ambientale ‘elevato’) non sono efficaci per le aziende che le adottano, ma sono pure potenzialmente dannose per i consumatori.

Filantropia o Reputation laundering?

L’anno scorso il Guggenheim Museum di Manhattan, a New York, è stato protagonista di una protesta contro il suo finanziamento da parte della famiglia Sackler, a capo di Pordue Pharma, che commercializza il farmaco Oxycontin. Qualche giorno dopo la Columbia University e l’Università di Washington, che hanno ricevuto entrambe donazioni dai Sackler in passato, hanno annunciato che non accetteranno più sovvenzioni dalla famiglia.

Cosa si cela dietro questa protesta ?

La fotografa americana  Nan Goldin, che ha dichiarato di essere diventata dipendente dall’ OxyContin dopo che le erano state prescritte le pillole, conduce la protesta insieme ad altri artisti e attivisti contro le campagne di filanotrpia culturale sostenendo che accettare i finanziamenti dai proprietari da simili aziende rende le istituzioni culturali complici dei loro danni.

Gli otto membri della famiglia Sackler sono accusati di aver intenzionalmente minimizzato i pericoli dell’assunzione dell’antidolorifico OxyContin (apparentemente  più potente dell’eroina o della morfina) e di aver ingannato i medici spingendoli verso la prescrizione di dosi eccessive per molti pazienti che non avrebbero mai dovuto assumere quel tipo di farmaco, considerato oggi co-responsabile della crisi degli oppioidi che sta uccidendo più di 100 persone al giorno in America e ha generato milioni di tossicodipendenti.

Quella degli oppiodi non è l’unica epidemia che sta devastando l’America nonostante sia (ancora) uno tra i Paesi economicamente più perfomanti  “By most accounts, Americans should be happier now than ever,” scrive  Jean M. Twenge, coautore del Report ‘World Happiness‘ pubblicato il 20 Marzo 2019, che monitora il livello di felicità dei cittadini di 156 Paesi nel mondo. “The violent crime rate is low, as is the unemployment rate. Income per capita has steadily grown over the last few decades.” Eppure gli Americani sono tristi.

Jeffrey D. Sachs, direttore del SDSN, e direttore del Center for Sustainable Development alla Columbia University, co-autore del Report, ha spiegato in questi termini il fenomeno:

My argument is that the U.S. is suffering an epidemic of addictions, and that these addictions are leaving a rising portion of American society unhappy and a rising number clinically depressed.

Che il Guggheneim Museum e altre istitutzioni culturali abbiano accettato le sovvenzioni di Pordue Pharma sotto le vesti di un’azionefilantropica con il duplice scopo di ‘avvicinare il grande pubblico’ e distogliere l’attenzione dalle proprie reponsabilità ( attraverso l’attention deflection), e ottenendo un effetto di  ‘reputation laundering[3] , è motivo di preoccupazione.

british museum protest against british petroleum

Quello del Guggenheim non è un caso isolato, molti ricorderanno la partership di lunga data tra British Museum e British Petroleum, che più volte è stata protagonista di una protesta. l’ultima volta al centro delle polemiche c’era la mostra “Io Sono Ashurbanipal”, con reperti che i manifestanti affermavano essere stati prelevati dall’odierna Iraq durante l’era ottomana. Gli striscioni della manifestazione dicevano “Crisi colonialismo” e “Oggetti rubati”. Insomma anche per BP la sponsorizzazione filantropica del British Museum è diventata un costante motivo di preoccupazione.

fonte: Vocabolario Treccani

E ancora più preoccupante è l’intercessione* che (inconsciamente?) un’istituzione come il British museum o il Guggenheim sono spinte a fare pur di ottenere i fondi per sopravvivere. Mi viene da chiedere se il prezzo che applicano vale la partita. E se è accettabile per lo Stato che la cultura resti in vita grazie al ‘soulwashing’

Alla luce di tutto ciò la percezione è che nessuno possa sentirsi  immune da una qualche forma di dipendenza (da qui il termine epidemia usato dall’autore del Report World Happiness Jeffrey D. Sachs). E da questa percezione ne consegue la salienza e la rilevanza dell’argomento.

Allora sorge una domanda: alla base della Comunicazione che fa bene (sia essa sviluppata tramite azioni di filantropia, o CSR o con campagne digitali persuasive ma non informative) non dovrebbe esserci un codice etico sulla ‘Comunicaizone che fa Bene’?

Leggi anche Dipendenze comportamentali e Comunicazione che fa Bene

Articolo scritto in collaborazione con Stefano Serafinelli, psicologo Clinico, Formatore interventi Mindfulness.

Foto: Guggenheim Museum rebranding / 2019
By kissMiklos

[1] The concept of addiction was originally applied by psychologists and public health specialists mainly or exclusively to substances such as tobacco, alcohol, marijuana, opioids (natural and synthetic), and other drugs. More recently, many psychologists have come to regard various behaviors as potential addictions as well. Such addictive behaviors include gambling; social media; video games; shopping; unhealthy foods; exercise; extreme sports; risky sexual behaviors, and others. Such behaviors may become compulsive, with individuals pursuing them to excess, despite the awareness of their harmful nature to the individuals themselves and to those around them (including family and friends).

[2] https://www.researchgate.net/publication/46578270_Prevalence_of_the_Addictions_A_Problem_of_the_Majority_or_the_Minority

[3] “There’s the question about whether Yale or any other university wants to be complicit in the reputation laundering of the donor. And at the very minimum there is that negative to put on the ledger of whatever good could be done with the gift.” Rob Reich, professor of ethics, Stanford University

[i] https://www.wired.it/lifestyle/food/2018/04/21/hamburger-impossibile-vegano/

https://carnisostenibili.it/fake-meat-produttori-e-scienziati-stop-alla-carne-finta/

http://fortune.com/2019/03/20/u-s-unhappiest-its-ever-been/

https://www.washingtonpost.com/nation/2019/03/21/americans-are-unhappiest-theyve-ever-been-un-report-finds-an-epidemic-addictions-could-be-blame/
https://newfoodeconomy.org/plant-blood-soy-leghemoglobin-impossible-burger/

https://www.gmoscience.org/impossible-burger-boon-risk-health-environment/

Author: elena grinta

Mi occupo di comunicazione da 20 anni, ho lavorato nel marketing di grandi aziende internazionali e italiane e conosco i meccanismi della persuasione pubblicitaria. Ho deciso di investire il mio know how e le mie competenze per usare le risorse che hanno a disposizione le aziende (investimenti ma anche capitale umano) nella trasformazione positiva. Perché agli studenti di tutto il mondo a cui insegno Purpose Brands in Università Cattolica voglio poter dare sempre più esempi di aziende virtuose che hanno investito per il futuro, di tutti (e ce ne sono già molte!). Perché se stiamo a guardare, senza agire, senza responsabilizzarci, non abbiamo scuse.