The Great Greenwashing Machine

Giovedì 8 settembre, Eco-age, l’agenzia globale per la strategia aziendale sostenibile, ha tenuto un seminario online sul famoso tema del greenwashing e del “libro bianco” intitolato The Great Greenwashing Machine scritto da Veronica Bates Kassatly e Dorothée Baumann-Pauly, due degli ospiti al web panel. 

Questo libro è diviso in due parti: la prima valuta il modo in cui la moda impatta significativamente sul cambiamento climatico, inquinando l’aria, l’acqua e il suolo, oltre a sfruttare le condizioni di lavoro svantaggiate dei lavoratori nel settore dell’abbigliamento. La seconda parte si concentra più sull’importanza dell’impatto sociale nella sostenibilità della moda, rilevando come attualmente le valutazioni ignorino i risultati dannosi nell’uso e nello smaltimento dei capi e non misurino l’impatto per usura ma per chilo. Nella conclusione, per ogni problema sono indicati punti di azione percorribili dai responsabili istituzionali, con un’indicazione di possibili politiche sostenibili nell’industria.

Il panel è stato condotto da Livia Firth, co-fondatrice e direttrice creativa di Eco-age. Al panel hanno partecipato invitati professionisti riconosciuti con una vasta conoscenza sul campo, come ad esempio:

  • Auret van Herdeen – esperto di diritti del lavoro, fondatore e CEO di Equiception, società di consulenza specializzata in filiere sostenibili, responsabilità sociale d’impresa e diritti dei lavoratori; Direttore esecutivo dell’Academy for Sustainable Business e Senior Advisor dello Stern Center for Business and Human Rights della New York University .
  • David Perry – General Counsel di CMA, società che sta attualmente studiando le implicazioni della legge sulla protezione dei consumatori sulle affermazioni ambientali; specialista in diritto della tutela dei consumatori.
  • Dorothee Baumann-Pauly – Direttore del nuovo Center for Business and Human Rights di Ginevra, inaugurato nel 2019 da (UniGE). Dal 2013 è anche direttrice della ricerca presso il NYU Stern Center for Business and Human Rights; Dortothee è autrice di numerosi articoli su argomenti di etica aziendale, responsabilità aziendale, meccanismi di governance privata e diritti umani .
  • Veronica Bates-Kassatly – Analista indipendente di claims sulla sostenibilità nel settore dell’abbigliamento, ha pubblicato articoli sul sistema di revisione critica per salvaguardare l’affidabilità e l’accuratezza del sistema LCA delle fibre, tra gli altri . 
  • Tone Skardal Tobiasson – promotrice della moda sostenibile, autore, giornalista e co-fondatore della Nordic Initiative Clean & Ethical (NICE) Fashion. Oltre ad essere coautrice di diversi libri, collabora regolarmente con EcoTextile News e altre pubblicazioni internazionali relative al suo lavoro 

Il dibattito ha affrontato tre diverse tematiche: 1. come evitare questo fenomeno, 2. come viene effettivamente definito dai consumatori e dalle autorità di regolamentazione e 3. come è possibile elaborare una legislazione in rapida evoluzione. È iniziato con Livia Firth che ha evidenziato che quando si parla di Greenwashing si parla sempre di ambiente e mai di componente sociale. Auret van Herdeen ha aggiunto che si tratta di entrare in una nuova era per le aziende e dic ome sia necessario passare a standard obbligatori e concentrarsi sui diritti umani. 

“La sostenibilità è soprattutto green, non tiene conto dell’impatto sociale, separando questa componente dall’ambiente”, ha sostenuto Dorothee Baumann, “guardiamo alle condizioni di lavoro nelle fabbriche ma non nell’intera filiera, il vero rapporto tra marchi e fornitori.” 

Anche Veronica Bates si è dimostrata altrettanto indignata per la questione, dicendo: “È ingiusto guardare solo all’impatto ambientale e non a quello socio-economico”. Inoltre, ha aggiunto che se i marchi “vogliono davvero ridurre l’impatto, dovrebbero impegnarsi a stipulare un accordo su metodologie allineate”Tone Skardal ha affermato che la condivisione delle informazioni tra partner commerciali, fornitori e stakeholder è essenziale, e David Perry ha concordato, sottolineando l’importanza di produrre una guida basata su a) accuratezza (ciò che dici come azienda è corretto e vero), b) comprensione (ciò che i consumatori capiscono del messaggio dell’organizzazione) e c) cultura (come le persone vengono addestrate all’accuratezza e alla comprensione). 

Il seminario si è concluso con le domande poste dai telespettatori online, ad esempio quali strumenti dovrebbero applicare i consumatori al momento di una decisione di acquisto e quali raccomandazioni dovrebbero essere prese in considerazione per le aziende per proteggersi dal greenwashing. I relatori hanno convenuto che l’industria deve standardizzare una metodologia specifica, per garantire che i marchi applichino esattamente lo stesso metodo e rispettino gli stessi limiti. Inoltre, le aziende devono essere totalmente trasparenti con i consumatori e devono avere un facile accesso alle loro informazioni per evitare il greenwashing, qualcosa che alla fine diventa innovazione e un risultato migliore per il marchio stesso.

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