Category: COMUNICAZIONE CHE FA BENE

  • Scopri le campagne che si sono sfidate al Primo Premio per la Comunicazione che fa Bene

    Scopri le campagne che si sono sfidate al Primo Premio per la Comunicazione che fa Bene

    Sono state 16 le campagne iscritte a questa prima edizione del Premio la Comunicazione che fa Bene. tutte avevano un obiettivo: cambiare il mondo. Scopri in questa carrellata i loro messaggi, e dicci la tua!

    Lavazza | Good to Earth

    Lavazza Good to Earth | La Comunicazione che fa bene

    Il calendario Lavazza 2019 vuol diventare un megafono artistico per evidenziare quei luoghi del mondo in cui l’intervento dell’uomo sta generando buone notizie per la terra. Sei progetti raccontati attraverso le opere a impatto zero di Street Artist di fama mondiale, tolti per la prima volta dal “cemento” e messi nella natura per stimolare le persone a un cambiamento. RISULTATI 95 milioni di Impressions nei primi due giorni dopo il lancio 38º marchio nel mondo per reputazione (dal 49º Global Rep Track 2018) Lavazza votata Most Ethical Coffee in Europe Artwork visibile con Google Earth

    Leroy Merlin – Borghi ritrovati

    In Italia migliaia di borghi rischiano di sparire. Leroy Merlin ne ha scelto uno, Calamecca, e insieme ad una delle principali reti generaliste, ha creato un format televisivo per ripopolarlo. Nel piccolo paesino ha convocato i suoi migliori collaboratori e artigiani per un progetto mai tentato prima: riportare persone e lavoro dove non c’erano, facendo tornare un borgo all’antico splendore. Un progetto di re-looking che ha coinvolto nuovi residenti e abitanti, esprimendo in modo concreto i valori del brand come la vicinanza alle comunità locali, la collaborazione e la condivisione del sapere

    Coop | Shopping Cart

    La mission di Coop è garantire convenienza, qualità, tutela della salute delle persone e dell’ambiente, attenzione ai consumi e promozione di corretti stili di vita, rispetto ai principi di legalità, trasparenza ed equità, solidarietà, sostegno allo sviluppo socio-economico e culturale dei territori.Grazie ai suoi Prodotti a Marchio sostenibili, rispettosi dell’ambiente, della salute delle persone, del Pianeta, Coop rende accessibile a tutti una spesa che può agire in modo positivo sul futuro di tutti noi.

    Il sogno di Nyma è diventato realtà Un Sogno Chiamato Cacao Pan di Stelle

    Una campagna che valorizza l’impegno del marchio Pan di Stelle per una filiera responsabile e sostenibile del cacao, che si concretizza in tangibili investimenti a supporto di coloro che, in Costa d’Avorio, coltivano la nostra materia prima cacao, delle loro famiglie e della comunità intera a cui appartengono. La ricerca dell’acqua in Africa è un compito gravoso che riguarda soprattutto donne e bambine. Per questo il viaggio viene raccontato attraverso gli occhi di una bambina di sei anni di nome Nyma. Il pozzo di Djangobo che Nyma si trova davanti quando apre gli occhi è solo uno degli interventi a favore delle comunità di coltivatori di cacao che Pan di Stelle ha attivato in Costa d’Avorio insieme alla Fondazione Cocoa Horizons.

    Kuntal A. Joisher for Save the duck

    L’alpinista indiano Kuntal A. Joisher, vegano doc, era alla ricerca di qualcuno disposto a realizzare per lui una tuta priva di imbottitura d’oca in grado di resistere alle temperature proibitive degli otto mila. Una scalata che Save The Duck ha deciso di affrontare insieme all’alpinista compiendo un’impresa eccezionale: partire dal fondo per arrivare alla vetta dell’Everest, ossia la cima più alta del mondo con i suoi 8.848 metri d’altitudine. «E a farlo da vegano al 100%, sia dal punto di vista dell’alimentazione sia per quel che concerne le attrezzature. Tuta, compresa» specifica lo stesso alpinista indiano Kuntal A. Joisher.

    Save The Children Tutti Giù Per Terra

    Per celebrare il centenario di Save The Children, per sensibilizzare l’opinione pubblica sul dramma dei bombardamenti sulle scuole, che oltre a provocare morte e distruzione, negano l’accesso all’istruzione a più di 27 milioni di bambini nel mondo, l’agenzia Jungle ha ideato un percorso sensoriale che conduce gradualmente i partecipanti a vivere il terrore della guerra. Un viaggio che simula i vari passaggi emotivi del trauma. Far provare alle persone cosa significa trovarsi in una scuola sotto a un bombardamento, attraverso un’esperienza immersiva ad alto impatto emotivo.

    Timberland | Nature needs heros

    Timberland vuole essere percepito come un marchio stimolante, propositivo, cool e alla moda: cambiare la mente dei consumatori, assicurandosi che possano fidarsi e credere nella sua capacità di realizzare prodotti più sostenibili e costruire un mondo migliore. In tale scenario, Timberland vuole essere il brand che si fa avanti, si assume le proprie responsabilità e ispira un movimento che potrebbe effettivamente fare la differenza nella vita quotidiana delle persone. Nature Needs Heroes è la richiesta di cambiamento di Timberland. Alle persone reali viene chiesto di unire le forze in un “movimento ecologico” che si basa sulle piccole azioni di tutti per innescare una rivoluzione su scala più ampia. Al centro del marchio Timberland c’è la convinzione fondamentale che un futuro più verde sia un futuro migliore. Questo grazie a un impegno sul lungo termine per rendere i prodotti responsabili, proteggere e migliorare gli spazi aperti e rafforzare le comunità in tutto il mondo.

    Leroy Merlin | Lessons for good

    Leroy Merlin con Lessons for Good ha cambiato la storia delle lezioni di DIY, facendole diventare utili a decine di ONG italiane. L’idea è stata semplice e di grande effetto: spostare dallo store, il luogo dove Leroy Merlin ha da sempre insegnato ai propri clienti come prendersi cura della propria casa, alla sede delle ONG in cattivo stato di manutenzione. Trasformando i clienti, a loro insaputa, in volontari è così riuscita a dar una nuova vita a più di 50 associazioni per bimbi abbandonati, scuole, centri per gli anziani e rifugiati. • La campagna ha generato attività di volontariato tra i dipendenti e tra i clienti • La campagna ha generato passaparola organico tra i prospect sul problema specifico • La campagna ha dato vita a un movimento che ha mobilitato il target specifico, per esempio, in azioni collettive o coordinate in più città /paesi, con grandi manifestazioni pubbliche • Altri brand si sono associati alla campagna • La campagna ha raccolto l’attenzione dei policy makers generando un cambiamento a livello istituzionale.

    LAVAZZA | Tierra Hands

    A supporto del lancio di ¡Tierra! Bio-Organic, è stata realizzata una campagna di comunicazione integrata che prevede una campagna TV con uno spot da 45”, 30” e 15” che, sulle note di Ben Harper, racconta il viaggio del chicco di caffè biologico attraverso una serie di videoproiezioni che alternano uomo e ambiente in maniera del tutto naturale e sorprendente.

    Fondazione Buzzi | Assenza di Gravità

    La Fondazione Buzzi sostiene le attività dell’Ospedale dei Bambini di Milano con la costruzione di un nuovo HUB di 7 piani per le emergenze e le cure di ultima generazione. La campagna pro bono rivolta a tutti ha l’obiettivo di raccogliere, entro 3 anni, la somma di 10 milioni di euro per dotare il nuovo HUB dei macchinari e delle tecnologie necessarie. La strategia risponde a una necessità chiara: far sentire i bimbi protagonisti di un mondo spaziale creato per loro. Tutto ruota attorno alla gravità, intesa sia come la forza magnetica che regola i meccanismi dello spazio, ma anche come la gravità della situazione, relativa ai percorsi e alle terapie che tanti bambini sono costretti ad affrontare ogni giorno. Per questo il progetto racconta un mondo in assenza di gravità. I comandanti di questa missione sono proprio i bambini: supereroi a tutti gli effetti per la forza con cui ogni giorno affrontano le cure e la degenza in ospedale. Il contenitore dello spazio permette una declinazione totale, multicanale, ma soprattutto incentrata sulla Fondazione Buzzi come un luogo spaziale, un centro di eccellenza e umanizzazione specializzato in una cosa straordinaria: il futuro dei bambini. Tantissimi gli strumenti a supporto della campagna: affissioni, adv print, spot video e radio, una landing page ad hoc per la raccolta fondi, l’sms solidale, la campagna 5×1000 e la campagna lasciti. In pochi mesi sono già stati raccolti 5 milioni di euro. Se vince questa campagna vincono tutti: i medici, gli infermieri, il personale sanitario, i donatori, tutte le persone che ogni giorno contribuiscono a questo straordinario progetto, ma soprattutto vincono i bambini.

    Montana | Lezioni di etichetta

    “Lezioni di etichetta” di Rai Pubblicità è stato il primo programma pubblicitario, inteso come spot video e audio, dedicato ai temi della trasparenza e ai bisogni identificati intorno alla Buona Industria e al Consumo Consapevole. Si tratta di un format di comunicazione educational e seriale, che supporta l’azione di comunicazione e la costruzione della relazione con le persone sviluppando più appuntamenti/lezioni/soggetti. L’azienda Cremonini ha affidato al progetto Be Transparent e al format ad esso collegato Lezione di etichetta il compito di presentare un nuovo prodotto, la prima “Carne in Gelatina con Dichiarazione Ambientale di Prodotto”. L’obiettivo era di accrescere la reputazione di Montana promuovendo la conoscenza e il consumo consapevole e contrastando, attraverso un’informazione credibile ed accessibile, le fake news relative agli impatti ambientali della carne bovina.

    UGL | Lavorare per vivere

    In Italia il triste fenomeno delle “morti bianche” ha toccato negli ultimi due anni picchi altissimi in continua crescita (1029 nel 2017 e 1133 nel 2018). Tuttavia, manca ancora una cultura della sicurezza ed azioni specifiche che vadano nella direzione della formazione dei dipendenti o di controlli puntuali sui luoghi di lavoro. Il tour nato nel 2018 ha l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sul triste fenomeno delle ‘morti bianche’. Sagome bianche a grandezza naturale, in ricordo dei morti sul lavoro: nel 2019 sono state installate 1133 sagome e nel 2018 1029. Il roadshow noto sui social con l’hashtag #lavorarepervivere ha toccato le principali piazze italiane + 1 tappa estera (per gli emigrati italiani morti nell’incendio di una miniera).

    LAVAZZA | River

    Campagna internazionale Lavazza che comunica il caffè sostenibile proveniente dall’Amazzonia e dal Perù, certificato Tainforest Alliance e UTZ.

    Con una qualità così elevata di messaggi la giuria ha dato voti altissimi a quasi tutte le campagne. E tu come avresti votato? esprimi il tuo parere inviandoci una mail!

    Ecco cosa ne pensa Luca Lorenzini, giurato alla prima edizione del Premio La Comunicazione che fa Bene.

    E’ stato un onore per me partecipare alla giuria del primo Premio per la Comunicazione che fa Bene. Noi, in quanto comunicatori, abbiamo gli strumenti per aiutare i brand a diffondere messaggi positivi e di cambiamento. Dobbiamo però ricordare che la comunicazione da sola non basta. E’ infatti fondamentale che un brand dimostri un impegno reale e realizzi azioni concrete in linea con i messaggi che diffonde.

    Luca Lorenzini Co-founder & Executive Creative Director SMALL New York

    Gli fa eco Celeste Righi Ricco:

    Partecipare alla giuria per la premiazione dei progetti di “La comunicazione che fa bene” è stato molto interessante e personalmente arricchente. Ho scoperto tante realtà che si impegnano a cambiare le cose, ed è stato difficile scegliere tra alcuni progetti, che erano tutti molto validi e di grande impatto sociale ed ambientale. Questa esperienza mi ha fatto imparare ancora di più quanto la comunicazione, se fatta bene ed in modo trasparente, possa servire da tramite tra le imprese e la società per sensibilizzare ancora di più le persone riguardo all’importanza di una transizione sostenibile.  E’ necessario promuovere progetti che, per quanto semplici, abbiano un approccio innovativo nella gestione delle risorse e nel coinvolgimento delle comunità locali. 

    Celeste Righi Ricco Co-Founder and Public Relations Manager at Change For Planet

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    La missione del nostro magazine online è scrivere di come le aziende stanno comunicando il loro impegno per affrontare le grandi sfide del Nuovo Millennio. Dall’emergenza climatica all’ineguaglianza sociale passando per tutte le tematiche incluse nell’Agenda degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, grazie ad algoritmi di intelligenza artificiale, monitoriamo la congruità delle loro affermazioni, cioè se fanno quello che dicono. In un mondo in cui l’informazione veritiera è una merce sempre più rara, pensiamo che i cittadini meritino di avere accesso ad analisi accurate che hanno al centro l’integrità. La nostra indipendenza editoriale significa che la nostra agenda di contenuti viene declinata soltanto per dare voce alle nostre opinioni, sostenute da ricerche approfondite, liberi dall’influenza politica e commerciale di shareholders e proprietari milionari (che non abbiamo). Questo significa che possiamo esprimere opinioni in controtendenza e dare voce a chi ne ha di meno.  Speriamo che questo possa motivarti a sostenerci ogni giorno. Il contributo di ogni lettore, piccolo o grande che sia, è estremamente utile. Supporta BeIntelligent anche con un piccolo contributo. Grazie!

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  • 13 soluzioni per creare pubblicità veritiere e fidelizzare il consumatore

    Decoupling e Attention Deflection: il caso ENI

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    Autore:

    Sono giornalista con una passione per le nuove tendenze. Ho oltre 20 anni di esperienza nella comunicazione. Far nascere una start-up “for benefit” ha cambiato per sempre la mia vita professionale (e personale). Ho lavorato in diversi reparti di marketing e ho capito che meglio facevo il mio lavoro, peggio impattavo sulle persone e sul pianeta. Ho quindi considerato il Marketing un’”arma” che poteva essere usata a beneficio di tutti gli esseri umani (Cialdini è stato estremamente utile in quel momento ;-)). Ho lasciato il mio lavoro ben retribuito come direttore e ho avviato una start-up innovativa disposta a far sapere meglio alle persone se quando i marchi parlano della loro responsabilità sociale o ambientale dicono la verità. Tutti possono cercare e indagare sul web ma nessuno lo fa! perché è noioso e prende tempo. E se potessimo farlo noi per te ?! Ecco come è nato BeIntelligent! Perché se stiamo a guardare, senza agire, senza responsabilizzarci, non abbiamo scuse.


    COMUNICAZIONE CHE FA BENE / Tendenze
  • Scopri di più sul cause related marketing

    Mattel e Burger King impegnati socialmente

    La comunicazione ‘purpose driven’ (o comunicazione che fa bene) viene spesso associata al ‘cause related marketing‘ (marketing associato a una causa), eppure non sono esattamente la stessa cosa. La prima (purpose driven communication – PDC) ha come obiettivo di porre l’attenzione su un tema di rilevanza sociale o/e ambientale, dalla prospettiva del brand (la marca come attore sociale, interprete di istanze e valori di cui è ‘portatore sano’); la seconda (CRM) ha come obiettivo quello di concorrere alla causa di un operatore sociale (di solito un ONG, un’associazione benefica etc.) di cui percepisce il valore, ma che non necessariamente costituisce il suo DNA – tanto che spesso le cause e gli organismi cambiano di anno in anno.

    Quello a cui stiamo assistendo oggi è l’avvento del “cause related marketing 2.0“, in cui la causa sostenuta dalla azienda non è necessariamente quella di un ente di beneficenza, ONG, Associazione… bensì una tematica sociale o ambientale fortemente legata alla strategia di marketing aziendale.

    Burger King e Barbie : esempi di Cause related marketing 2.0

    Prendiamo ad esempio l’hackvertising, una strategia del pluripremiato Direttore Marketing Fernando Machado, che ha lanciato alcune delle campagne più interessanti degli ultimi anni, tra cui Dove’s Real Beauty sketches

    Fernando Machado definisce Hackvertising lo strumento grazie al quale, come gli Hackers individuano il loro target (un sistema da hackerare), lo studiano, trovano una breccia per ‘romperlo’ e poi procedono all’attacco, così i brand possono penetrare uno specifico spirito del tempo per diventare parte della cultura popolare e ottenre grandi risultati.

    brands can hack into a specific zeitgeist to become a part of pop culture and deliver great results.

    Ad esempio,  in “Net neutrality” Burger King ha svolto il ruolo di “hacker” su un argomento di interesse pubblico (la presunta neutralità del web) creando consapevolezza presso i cittadini e sollevando l’attenzione dell’opinione pubblica su un problema che minacciava di essere oscurato. Con questo progetto, Burger King dimostra che i marchi, grazie alla loro voce, alla loro capacità di essere ascoltati, possono indirizzare lo sguardo dei cittadini verso questioni attuali urgenti rivestendo un ruolo di ‘sentinella del popolo’.

    Prendiamo ora ad esempio la recente strategia di Barbie che, secondo  Alaina Crystal di AMV BBDO,  ha le sue radici nelle parole di Ruth Hander, creatrice di Barbie :

    “the little girl could be anything she wanted to be”.

    A partire da questo ‘purpose’ così contemporaneo, e forse un po’ dimenticato,  nel 2016 Mattel ha trasformato le ‘misure’ di Barbie in risposta alle acerrime critiche di un modello ideale ampiamente superato; sempre nel 2016 ha comunicato un messaggio positivo di empowerment delle ragazze con la campagna  “Imagine the possbilities” e nel 2017  con il sequel “dads who plays Barbie”  ha rotto i pregiudizi dei papà che non giocano con le bambole.

    Comunicazione che fa bene o deviazione dell’attenzione?

    Per le aziende comunicare i propri valori attraverso campagne ‘purposeful’ è una grossa opportunità, ma anche una grande sfida, in un clima di sfiducia, in cui 6 consumatori su 10 non si fidano di un marchio finché non hanno visto prova concreta che l’azienda ha mantenuto le proprie promesse.

    E così, campagne come Net Neutrality o Imagine the possibilities possono essere giudicate dai consumatori come un tentativo di “attention deflection“, ossia un tentativo di focalizzare l’attenzione su una  tematica sociale nel tentativo di distrarre i consumatori dalla assente/scarsa responsabilità su altri temi.

    E allora viene da chiedersi come Mattel si stia responsabilizzando verso i fornitori, per combattere le condizioni di lavoro inadeguate nelle fabbriche cinesi e lottare contro l’utilizzo di prodotti tossici.

    Ugualmente, se guardiamo ai ristoranti fast food, l’impatto sull’ambiente del processo di produzione, consegna, cottura e confezionamento degli alimenti è enorme e secondo alcune fonti citate dal Guardian  il mangime per animali di Burger King proviene da terre deforestate in Brasile e Bolivia.  Secondo il report realizzato da Mighty Earth le aziende fast food non stanno facendo abbastanza per prevenire la deforestazione nelle aree in cui operano e non offrono incentivi finanziari che stimolino il processo di cambiamento.

    Anche se è apprezzabile lo sforzo di Mattel e Burger King verso l’identificazione di un consumatore più consapevole, mi rendo conto che esiste un potenziale pericolo nell’eccessiva semplificazione – al limite banalizzazione –  di ’cause’ complesse (come l’emancipazione delle bambine o l’ingerenza nell’informazione di Big players) che sono supportate dalle aziende a fini commerciali (vendere più hamburger per esempio).

    Il tema è anche di auto-reponsabilizzazione: se non iniziamo ad informarci al di là di ciò che le aziende vogliono mostrarci, non saremo in grado, come consumatori e cittadini consapevoli, di esigere un atteggiamento più  responsabile nei confronti del nostro pianeta. L’unico modo per spingere le aziende a cambiare è agire (anche attraverso una scelta di consumo consapevole) informandoci sulle loro strategie di sostenibilità.

    Le aziende da cui desideriamo comprare fanno davvero cio’ che dicono?

    Altrimenti, è ora di cambiare discorso.

    Scopri come prenotare in anteprima l’APP di  BeIntelligent che ti aiuta a scoprire se il marchio da cui intendi acquistare dice la verità. La potrai scaricare in fase Beta, appena sarà pronta. Avrai così anche l’opportunità di darci la tua opinione per ottimizzarla!

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    Author: elena grinta

    Mi occupo di comunicazione da 20 anni, ho lavorato nel marketing di grandi aziende internazionali e italiane e conosco i meccanismi della persuasione pubblicitaria. Ho deciso di investire il mio know how e le mie competenze per usare le risorse che hanno a disposizione le aziende (investimenti ma anche capitale umano) nella trasformazione positiva. Perché agli studenti di tutto il mondo a cui insegno Purpose Brands in Università Cattolica voglio poter dare sempre più esempi di aziende virtuose che hanno investito per il futuro, di tutti (e ce ne sono già molte!). Perché se stiamo a guardare, senza agire, senza responsabilizzarci, non abbiamo scuse.


    COMUNICAZIONE CHE FA BENE / Tendenze
  • La salvaguardia dei diritti Non è un gioco da ragazzi.

    La salvaguardia dei diritti Non è un gioco da ragazzi.

    Il 20 dicembre 2013 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite (UNGA) ha proclamato il 3 marzo – giorno della firma della Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e fauna selvatiche minacciate di estinzione nel 1973 – come UN World Wildlife Day per celebrare e preservare gli animali e le piante del mondo.

    Per rendere le famiglie consapevoli della scomparsa delle specie nel mondo e  di incoraggiare genitori e bambini a usare la propria capacità immaginativa per trovare soluzioni, in Francia, DDB crea per Play-Doh una campagna che celebra il potere dell’immaginazione dei più piccoli, ma ha anche un sottotesto: nel mondo reale le creature stanno scomparendo a causa della perdita di habitat e del degrado ambientale. e allora che fare ? i bambini possono introdurre nuove “specie” con la pasta Play Doh!

    Forse non tutti sanno che quando fu prodotto per la prima volta negli anni ’30, il composto per modellare veniva venduto come detergente per carta da parati. Dopo aver scoperto che alcuni insegnanti stavano usando il prodotto per far giocare i bambini, i fondatori si sono resi conto che aveva un potenziale in un modo molto diverso ed è stato rielaborato e commercializzato nelle scuole negli anni ’50.

    Quella stessa pasta da modellare è servita per creare decine di creature immaginarie, tutte fatte a mano e poi animate una ad una, successivamente ‘esposte’ online in una specie di divertente Museo di Storia Naturale: la Galleria delle Specie Emergenti.

    La campagna (che ha ricevuto numerosi riconoscimenti) declina ulteriormente il concept ‘A can of Imagination’,  lanciata dal brand nel 2016, per il suo 60 ° anniversario, con l’obiettivo di ricordare a tutti che modellare la pasta è ancora un modo meraviglioso per i bambini di esprimersi e sviluppare la loro immaginazione.

    Nella Galleria delle Specie Emergenti ogni nuova specie è accompagnata da una breve descrizione su habitat, stile di vita, dieta e temperamento, narrata in stile documentaristico sia in inglese che in francese. Da una parte i bambini sono ingaggiati attraverso una promessa di divertimento, dall’altra gli adulti scovano giochi di parole e battute ammiccanti che restano oscure ai più piccoli. Ad esempio, la descrizione delle creature “Bigbrother” cita artisti del calibro di Kim Jong Il, e una nota dice che questa specie è stata soprannominata lo “Stalin della campagna”. La creatura è nota per la sua capacità di sorveglianza a 360 gradi, sia di giorno che di notte, un omaggio al BigBrother di George Orwell nel romanzo 1984 da cui è ispirato il personaggio.

    Buffo che venga utilizzato il personaggio di Orwell, metafora per antonomasia della sorveglianza senza limiti. Play-doh è uno dei marchi inclusi nel portafoglio marchi di Hasbro. Diversi anni fa, lo stato di New York ha perseguito Hasbro e altre tre società per aver consentito il monitoraggio dell’attività che i  bambini (età inferiore ai 13 anni) svolgevano mentre visitavano le loro piattaforme Web consentendo a  terze parti  l’uso dei dati raccolti per scopi di targeting pubblicitario. Hasbro avrebbe raccolto dati sui visitatori di Nerf.com al fine di retargetarli in futuro, quando avrebbero visitato altri siti. Gli accordi legali hanno previsto che Viacom pagasse $ 500,00, Mattel $ 250.000 e Jumpstart $ 85.000. Hasbro, che ha partecipato a un programma di “safe harbor” approvato dalla Federal Trade Commission, non è stato multato.

    Quello sulla violazione della privacy non è l’unico incidente che Hasbro ha dovuto affrontare. Secondo un’indagine, gli operai cinesi che producono giocattoli per Hasbro, Disney e Mattel sono soggetti a condizioni di lavoro “da incubo” nel periodo che precede il Natale.

    Il rapporto, intitolato “The dark side of a glittering world” mostra i risultati delle organizzazioni China Labor Watch, ActionAid, CiR e Solidar Suisse, che hanno inviato investigatori sotto copertura a quattro fabbriche che producono giocattoli in China. Dall’inchiesta è emerso che nella stagione di alta produzione, i dipendenti lavoravano fino a 175 ore di straordinario al mese. Il diritto del lavoro cinese limita gli straordinari mensili a 36 ore al mese, ma il rapporto sostiene che le fabbriche chiedono spesso ai governi locali di attuare un “orario di lavoro completo” per annullare la legislazione esistente. l’indagine sostiene inoltre che i datori di lavoro non fornivano formazione di base sulla sicurezza e che i lavoratori spesso maneggiavano sostanze velenose e cancerogene come il benzene. Gli investigatori avrebbero anche scoperto che i lavoratori erano costretti a firmare contratti di lavoro in bianco e dormivano in alloggi di fortuna, che spesso ospitavano otto persone in una stanza con strutture antigeniche e senza acqua calda.

    A workers' dormitory at the Wah Tung factory. 

    Hasbro ha confermato in un’e-mail che i suoi prodotti sono stati prodotti in due delle strutture citate nel rapporto, ma ha rifiutato le accuse: 

    Le accuse contenute nel rapporto non sono suffragate dall’ampio monitoraggio e dagli audit condotti da Hasbro nel corso del 2018 ed entrambi i fornitori sono in regola con i solidi requisiti di approvvigionamento etico di Hasbro”, ha detto un portavoce alla CNBC.

    Difficile immaginare in effetti come tali violazioni possano coesistere con un payoff aziendale che declama: “At Hasbro, we play with purpose. We are using our business as a force for good and building a safer,  more sustainable and inclusive company and world for all” 

    Per Hasbro è fondamentale “rendere il mondo un posto migliore per i bambini e le loro famiglie attraverso la responsabilità sociale di impresa e la filantropia”. Il loro sito web comunica con successo questo messaggio con il senso di giocosità e gioia che ci si aspetta dal loro marchio. Le quattro aree principali su cui si concentrano nella comunicazione degli obiettivi sono: sicurezza dei prodotti, sostenibilità ambientale, diritti umani e sourcing etico, diversità e inclusione. Per quanto riguarda la sicurezza dei prodotti, Hasbro promette di testare la qualità e la sicurezza dei propri giocattoli in ogni singola fase del ciclo di vita del prodotto. Oltre a soddisfare tutti gli standard nazionali e internazionali, l’azienda ha un proprio standard che ciascuno dei suoi prodotti deve superare prima di arrivare al consumatore.

    Per quanto concerne la sostenibilità ambientale, Hasbro riconosce i danni che la propria attività può avere sull’ambiente, per questo l’azienda sta concentrando i propri sforzi nella creazione di imballaggi sostenibili, innovando i materiali, ottimizzando il proprio sistema di distribuzione per ridurre l’impatto ambientale. Nel 2019, Hasbro ha iniziato a utilizzare la plastica bioPET, che è composta da materiale vegetale derivato da sottoprodotti agricoli, oltre a lanciare un programma con TerraCycle incentrato sul riciclaggio di giocattoli e giochi.  Hasbro si unisce ad altre società – tra cui Mattel – nel boicottare la società indonesiana Asia Pulp and Paper (APP), un gruppo che Greenpeace sostiene sia coinvolto nell’abbattimento delle foreste asiatiche. Entro il 2025 l’azienda si è data obiettivi ambientali specifici da raggiungere: riduzione del 25% dei consumi energetici, riduzione del 50% dei rifiuti in discarica, riduzione del 20% delle emissioni di gas serra e 15% riduzione del consumo di acqua. Oggi Hasbro afferma di aver raggiunto il 100% di energia rinnovabile e la carbon neutrality nelle fabbriche statunitensi di proprietà e gestite. dichiarano inoltre di compiere molti sforzi per educare i propri dipendenti sull’importanza di vivere una vita sostenibile non solo nel lavoro ma nella loro vita quotidiana. 

    Per quanto riguarda la supply chain, l’azienda riconosce che la sua catena è responsabile della maggior parte dell’impatto ambientale causato dall’azienda. Hasbro richiede che tutte le società terze che producono e confezionano i loro prodotti seguano i criteri di sostenibilità dell’azienda.

    Grazie a tutti questi sfrozi, Hasbro ha ricevuto alcuni importanti riconoscimenti tra cui:

    • il primo posto nella lista 100 Best Corporate Citizens, che classifica le aziende più trasparenti e responsabili negli Stati Uniti.per  il terzo anno consecutivo si è classificata nella Top five;
    • riconosciuta come una delle aziende più etiche al mondo da Ethisphere per l’ottavo anno consecutivo;
    • classificata terza nella Green Rankings 2017 di Newsweek, con punteggi perfetti in termini di produttività di energia, rifiuti, acqua e carbonio.

    Insomma, un’azienda così impegnata, non può proprio permettersi accuse di violazione di diritti. Giusto?

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  • Creattivismo

    Creattivismo | L’Advertising contro i prodotti che fanno male

    In un recente articolo sulla Creative Review, Naresh Ramchandani, un copywriter autorevole e influente, ha chiesto all’intero settore se non sia  giunto il momento di introdurre un divieto simile a quello sulle sigarette, sui prodotti che danneggiano il nostro pianeta, dicendo:

    “By being production-heavy, or CO2-intensive, or non-reusable or non-recyclable, many of the products we’re paid to promote have an irrefutably negative effect on the environment. When an ad sells another one of these products, it advances its client’s profitability, but also harms the prospects of humanity. Which brings us to an extremely inconvenient truth for our industry that wasn’t raised at Cannes – in fact, I’m not sure I’ve seen it raised anywhere: that products like these shouldn’t be allowed to advertise.”

    Responsabilità Personale e Responsabilità Sociale

    Due anni fa, quando mi sono chiesta perché mi appassionavo di pubblicità e content marketing, ho avuto una chiara e profonda rivelazione: la responsabilità. Dirigere l’Associazione OBE in Italia mi ha chiarito che non ci sono più limiti alla capacità persuasiva di un brand, poiché ora il messaggio pubblicitario è perfettamente realizzato sottoforma di contenuti veri e propri, il che è una grande opportunità per le aziende ma implica anche una maggiore responsabilità etica

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    Questa epifania mi ha portato a chiedermi come le aziende potrebbero svolgere un “ruolo migliore” nella società. Ad esempio, se dovessero dirigere i loro sforzi (investimenti, know-how, capitale umano …) per “fare  bene”.

    Comunicazione che fa bene per Aziende che vogliono fare bene

    La comunicazione ‘purpose driven‘ (comunicazione ‘che fa Bene’, guidata da una valida intenzione) è il modo per raccontare una storia vera e unica ben al di là  rispetto al singolo prodotto o persino alla storia dell’azienda. Ci sono molti modi per raccontare una storia, ma non tutti sono sempre adatti.

    #CreActivism è un termine che prendo in prestito da Pascal Gielen che indica una forma di azione, un processo critico di riflessione sui problemi che affliggono la contemporaneità con un approccio attivo per migliorare le condizioni quotidianamente attraverso la creatività. È la sincrasi perfetta di #Creatività (che è un atto primordiale, nascita fisica, prima ancora di speculazione astratta) e #Attivismo nei suoi significati più contemporanei e pacifisti.

    Applicato alla pubblicità, il CreAttivismo si combina perfettamente con un paio di altre tendenze di marketing: brand purposing brand activism; il primo riguarda l’obiettivo aziendale, la sua missione e visione, il secondo riguarda le azioni concrete.

    Quello che considero CreAttivismo è un perfetto unisono tra lo scopo del marchio, le azioni del marchio, la comunicazione del marchio.
    Per avere una migliore comprensione di ciò che è CreAttivismo, prendiamo Patagonia come esempio. CreAttivismo per Patagonia ha significato la creazione di una campagna pubblicitaria dirompente “Non comprare questa giacca” e allo stesso tempo l’attuazione di azioni sostanziali per proteggere l’ambiente (investimenti in Ricerca e Sviluppo contro il polimero C8 inquinante dopo la campagna di GreenPeace) . Sebbene il loro approccio fosse rischioso per i risultati d’azienda, il messaggio intendeva incoraggiare le persone a riflettere sull’effetto delle loro pratiche di consumo sull’ambiente. Di conseguenza, Patagonia è riuscita a creare una forte comunità di consumatori fedeli che apprezzano i prodotti del marchio, ma soprattutto i suoi valori.

    Certo, non è sempre facile trovare un “perché” autentico e credibile dietro a un prodotto / azienda. E questo può significare un potenziale ostacolo per i marchi che si espongono con comunicazioni ‘cause related‘.

    Guarda il settore tessile – il più inquinante dopo l’industria Oil & Gas – e campagne come “Conscious Exclusive” di H&M: un esempio di “green washing“, dato che solo l’1% degli abiti riciclati diventa un nuovo capo d’abbigliamento

    Oppure l’industria alimentare, responsabile di oltre il 25% delle emissioni di gas serra, e l’epico fallimento di Chipotle Mexican Grill, per non aver supportato con i fatti il suo sostegno alla agricoltura sostenibile e le dichiarazioni anti-OGM (ricorderete ‘Back to the start’ campagna pluripremiata nel 2012), e alla pandemia di E-coli che ha portato a un crollo della reputazione del brand, che deve ancora essere ricostruita diversi anni dopo la crisi.

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    Come tutti sappiamo, l’obiettivo finale delle aziende è  vendere più prodotti, se però a tale scopo “monetizzano” i valori umani si presenterebbe una grande questione etica.

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    Dal momento che sei arrivato fino a qui
    La missione del nostro magazine online è scrivere di come le aziende stanno comunicando il loro impegno per affrontare le grandi sfide del Nuovo Millennio. Dall’emergenza climatica all’ineguaglianza sociale passando per tutte le tematiche incluse nell’Agenda degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, grazie ad algoritmi di intelligenza artificiale, monitoriamo la congruità delle loro affermazioni, cioè se fanno quello che dicono. In un mondo in cui l’informazione veritiera è una merce sempre più rara, pensiamo che i cittadini meritino di avere accesso ad analisi accurate che hanno al centro l’integrità. La nostra indipendenza editoriale significa che la nostra agenda di contenuti viene declinata soltanto per dare voce alle nostre opinioni, sostenute da ricerche approfondite, liberi dall’influenza politica e commerciale di shareholders e proprietari milionari (che non abbiamo). Questo significa che possiamo esprimere opinioni in controtendenza e dare voce a chi ne ha di meno.  Speriamo che questo possa motivarti a sostenerci ogni giorno. Il contributo di ogni lettore, piccolo o grande che sia, è estremamente utile. Supporta BeIntelligent anche con un piccolo contributo. Grazie!

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    Author: elena grinta

    Mi occupo di comunicazione da 20 anni, ho lavorato nel marketing di grandi aziende internazionali e italiane e conosco i meccanismi della persuasione pubblicitaria. Ho deciso di investire il mio know how e le mie competenze per usare le risorse che hanno a disposizione le aziende (investimenti ma anche capitale umano) nella trasformazione positiva. Perché agli studenti di tutto il mondo a cui insegno Purpose Brands in Università Cattolica voglio poter dare sempre più esempi di aziende virtuose che hanno investito per il futuro, di tutti (e ce ne sono già molte!). Perché se stiamo a guardare, senza agire, senza responsabilizzarci, non abbiamo scuse.


    COMUNICAZIONE CHE FA BENE / Tendenze